PAROLA AL DEFENSIVE LINE COACH MOSCATELLI

Tredici giorni per preparare il match di sabato 31 marzo contro gli UTA Pesaro. Il calendario ha deciso così per i GLS Dolphins Ancona.
Una partita che non è mai come le altre un derby, si sa. Ma il concetto è ancora più valido se ti chiami Pierluigi Moscatelli.
Pippi, questo il suo soprannome, è oggi l’allenatore della defensive line anconetana, ma è a tutti gli effetti uno dei giocatori storici degli ex Angels Pesaro, di cui è stato successivamente anche allenatore.
Non sarà una partita facile per lui, ma la lucidità e la freddezza per prepararla alla perfezione non mancano.
«Ho visto tutte le loro partite –parte a spiegare Pippi- ed il fatto che le abbiano perse tutte e tre non significa affatto che siano avversari da sottovalutare. Anzi. Hanno avuto diversi problemi ed alcuni passivi sono esagerati rispetto a ciò che si è visto. Pertanto il mio reparto, così come gli altri, stan lavorando sodo nella visione dei filmati e negli allenamenti in campo per non farsi sorprendere da Pesaro».
Una specialità, quella della visione continua dei filmati propri e di quelli degli avversari, da cui ormai sembrerebbe non si possa più prescindere. «Assolutamente è così» spiega Moscatelli. Che poi prosegue: «Al giorno d’oggi la tecnologia ci permette di migliorarci costantemente addirittura nel corso della stessa partita. Il Coach Roberto Rotelli dopo la sua esperienza negli USA ha portato davvero tanto sotto questo aspetto. Stessa cosa gli americani che quest’anno come non mai stanno dando un contributo a 360 gradi».
E sull’inizio del campionato dei Dolphins? «Mi è dispiaciuto molto –ammette Moscatelli- perdere la prima partita contro i Giaguari. Molti errori sono venuti dai miei ragazzi quindi mi sono sentito in colpa per questo. Ma c’è una nota quanto mai positiva. Da quella sconfitta abbiamo imparato tutto quello che c’era da imparare ed infatti contro i Rhinos la musica è stata differente. Ci siamo riscattati e si è capito che siamo una entità unica. Se uno si muove male, ci perdono tutti gli altri dieci in campo. Tuttavia –conclude- abbiamo disputato solo due partite ed è davvero presto per tracciare ogni tipo di bilancio».
Ma quando parli con Pippi Moscatelli non puoi fermarti all’attualità. Un passo indietro per ripercorrere la sua storia è d’obbligo per una delle vere leggende del football italiano, laureatosi bi campione d’Europa con la nazionale azzurra e capace di essere scelto dai New York Giants.
Ma è poi vera questa storia? «Sì e no –comincia a spiegare ridendo Pippi- perché è un po’ complicata. Quando giocavo ai Seamen Milano Jack Elway, il padre di John, e Sark Arslanian favorirono il mio arrivo al Dixie College, seconda divisione NCAA. Qui vinco assieme ai miei compagni il Rotary Bowl. Poco dopo inizia la trattativa coi Giants».
Puoi spiegarti meglio? «Quando mi hanno approcciato le finestre di mercato, chiamiamole così per semplificare le cose, erano chiuse. Mi mandarono quindi una lettera d’intenti dove mi chiedevano di andare a giocare a Birmingham, nella World League Football, salvo prendermi appena il mercato si sarebbe riaperto. Conservo ancora quella lettera a casa».
E quindi? «Quindi.. rifiutai». Hai rifiutato i Giants? «Beh ufficialmente rifiutati di giocare a Birmingham, nell’Alabama. Ma a tutti gli effetti si, rifiutai la proposta dei Giants. E Sapete perché? Perché ero convinto che tornando in Italia avrei vinto l’Italian Bowl con gli Angels Pesaro. A distanza di anni posso dire che è stato il mio più grande sbaglio sportivo ma al tempo ero giovane e la pensavo così. Dovevo vincere il titolo italiano con la squadra con cui avevo giocato dal 1981 al 1987».
Ma un uomo di linea come vede cambiato il suo ruolo nel corso del tempo? «Ai miei tempi servivano uomini grossi, tipo di 160 chili. Io che ne facevo 140 ero considerato tra i più agili. Ora tutto sta cambiando e bastano atleti fisicamente messi bene di 100-110 chili. L’uomo grosso servirà sempre ma con velocità d’esecuzione ed acume tattico si può sopperire alla mancanza di massa. Anzi, si ottengono anche risultati migliori. Inoltre come detto precedentemente, oggi la visione dei filmati è essenziale. Poi in allenamento tutti schemi e tracce da provare e riprovare. Ai miei tempi si andava più di grinta e potenza».

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